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RIFORMA ENDOREGIONALE
COMUNICATO DEI PRESIDENTI DEI PARCHI


Nel maggio 2006 nell'ambito della riforma endoregionale, la Regione propone di collocare in capo alle Comunità Montane medesime, al fine di dare maggiore organicità alle politiche di sviluppo, le funzioni già esercitate dai soggetti gestori delle aree naturali protette (Enti Parco) nonché le attività connesse alle azioni di difesa del suolo e dell'ambiente. Nel mese di dicembre l'Assessore Regionale all'Agricoltura firma il disegno di legge, viene portato in Commissione Consiliare Regionale (ottenendone approvazione), segue la Partecipazione nel febbraio 2007 sia in Perugia che a Terni prima di essere discusso in Consiglio Regionale.
I Presidenti dei Parchi in sede di Partecipazione hanno prodotto un documento che si ritiene opportuno riportare integralmente.

L'Umbria conta un numero limitato di aree naturali protette le cui ridotte superfici limitano la possibilità di attuare significative politiche di salvaguardia territoriale. A questo si aggiunga che i consorzi di gestione dei parchi hanno potuto contare, sin dalla loro istituzione, su scarse risorse finanziarie e modeste dotazioni di mezzi, oltre a personale numericamente insufficiente. Nonostante queste obiettive difficoltà, i parchi regionali umbri hanno saputo promuovere significative iniziative di tutela della biodiversità, affrontando talora delicate emergenze ambientali in una prospettiva di promozione della crescita delle comunità locali.

A fronte dei modesti finanziamenti che ricevono dalla regione per la gestione ordinaria, i Parchi umbri hanno saputo catalizzare finanziamenti nazionali e comunitari di cui hanno beneficiato i territori di riferimento ed indirettamente l'intera regione.

Alla luce di tali considerazioni, era legittimo attendersi che, cogliendo l'occasione della riforma del sistema pubblico endoregionale, si sarebbe finalmente provveduto al rilancio e alla ulteriore qualificazione delle aree regionali protette e dei loro enti di gestione, sulla scia di quanto hanno già fatto altre regioni italiane e coerentemente con la nuova attenzione che il governo nazionale ha dimostrato di voler rivolgere ai parchi, anche attraverso la Legge finanziaria 2007.

In questo modo, si sarebbe anche data la giusta risposta alle aspettative dei cittadini, a cominciare da quelli che, dopo l'iniziale contrarietà alla istituzione dei parchi regionali, chiedono oggi che questi vengano posti nelle condizioni di svolgere efficacemente la loro missione.

Al contrario, si è dovuto prendere atto della ferma e non negoziabile volontà del governo regionale di pervenire al "superamento" degli attuali soggetti gestori delle aree naturali protette e all'attribuzione delle funzioni da queste esercitate alle Comunità Montane (o all'Ente comunale nel caso in cui il territorio del parco ricada in quello di un unico Comune).

Al riguardo, spiace dover rilevare come tale "superamento" abbia trovato la sua formulazione a livello legislativo senza alcun confronto reale con gli amministratori dei parchi e prescindendo totalmente dall'esperienza da questi accumulata in anni di impegno al servizio della salvaguardia ambientale e dello sviluppo sostenibile dei territori di riferimento. Un confronto preventivo, ampio e partecipato avrebbe potuto risultare quanto mai utile per decidere se, nella specifica realtà, della nostra regione, i parchi dovevano essere riformati o sostituiti da altri soggetti istituzionali.

Un principio ci sembra comunque necessario ribadire anche se in questa sede: nel quadro della gestione generale del territorio, ai parchi è riconosciuto pressoché universalmente il compito speciale di tutelare gli ambienti naturalisticamente più pregiati e a rischio degrado. Abolire gli enti istituzionalmente preposti a questa specifica e delicata funzione per trasferirla a soggetti, come le Comunità Montane, cui spetta la gestione di un'ampia e variegata gamma di servizi a scala sovracomunale getta oggettivamente un dubbio sulla effettiva possibilità di mantenere e accrescere il livello di salvaguardai e di valorizzazione degli ambienti "fragili" dell'Umbria.

Oltre a questo, non si può non evidenziare come, relativamente ai Parchi, il disegno di Legge in discussione, non sembra raggiungere gli obiettivi di razionalizzazione ed equilibrio finanziario che pure si prefigge.

Va infatti ricordato che la gestione ordinaria dei parchi non incide direttamente sul bilancio regionale dal momento che le (modeste) somme trasferite annualmente ai Parchi derivano dalla ripartizione di fondi provenienti dal Ministero dell'Ambiente. Peraltro, una parte di tali somme viene retrocessa dai parchi alla stessa regione sotto forma di concorso finanziario alle iniziative regionali in tema di aree naturali protette. A ciò si aggiunga che il costo del personale assegnato ai parchi è e resterà a carico della regione, anche dopo il trasferimento delle funzioni alle Comunità Montane.

Inoltre, a chi ritenga che, attraverso il conferimento delle funzioni relative alle aree naturali protette, si permetterà alle Comunità montane di accedere a nuovi progetti e maggiori risorse finanziarie si deve far presente che, nel corso degli anni, i parchi hanno affidato proprio alle Comunità Montane l'esecuzione della quasi totalità dei progetti per i quali hanno acquisito fondi nazionali ed europei. Tutto questo, ovviamente, nel rispetto delle norme e delle procedure vigenti.

Infine, se uno degli obiettivi dell'abolizione degli enti parco dovesse essere quello, peraltro giusto ed opportuno, di ridurre il cosiddetti "costi della politica", varrà la pena di ricordare, che caso assai raro nel panorama politico-istituzionale regionale e nazionale, i presidenti dei parchi non percepiscono alcuna indennità di carica, esercitando la loro funzione in totale gratuità.




Il Coordinamento dei Presidenti dei Parchi della Regione dell'Umbria
Febbraio 2007

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